Suspiria di Luca Guadagnino? Impeccabile, anche troppo!


Suspiria, di Luca Guadagnino, era atteso da molto tempo. Il nuovo anno cinematografico ha spalancato le sue porte, spezzando le catene dell’attesa e regalando ai fan dell’horror questo remake – anzi, rivisitazione… – del celebre cult firmato Dario Argento.

Questo non-remake è visivamente impeccabile, sontuoso, quasi una preziosa stoffa esotica dai ricami pronti a prendere vita. I toni bianchi e grigi, della Berlino fine anni settanta, spesso vengono spazzati via dal rosso vivo di alcune sequenze.

Suspiria - Luca Guadagnino
Suspiria – Luca Guadagnino

Susie Bannion, ballerina americana con una febbricitante passione per la danza, giunge a Berlino per fare il grande salto: entrare nella prestigiosa accademia diretta dalla talentuosa Madame Blanc. Il suo provino incanta la diafana coreografa che tira le fila – e i fili – dei balletti e delle marionette di carne che compongono la compagnia fondata da Helena Markos.

Susie ha abbandonato – rinnegato – l’America, la madre morente e una religione opprimente e soffocante. Tutte le sue sicurezze fanno parte del passato, tutto è lontano e ciò che il presente le propone è una nuova vita nelle gelida e innevata Berlino. Il muro che divide in due la città, come un grande cordone ombelicale, vedrà cadere le convinzioni di molte persone per la nascita di un qualcosa di nuovo.




La scuola di danza, guidata dall’enigmatica Madame Blanc e da una mai visibile signora Markos, è molto più di quel che sembra. Patricia, giovane ballerina della compagnia, rivela al suo psicanalista qualcosa di sconvolgente: l’accademia in realtà è la maschera sotto cui si cela una congrega di streghe. Subito dopo la sua confessione Patricia scompare nel nulla. Si è realmente unita ad un gruppo politico dedito a spargere il terrore? Oppure la verità è un’altra?

Per Susie inizia un incubo che prende forma di notte e vita durante il giorno…

Questo nuovo – e acclamato – film di Guadagnino, della durata di 150 minuti circa, fa sospirare. Questa è l’unica cosa certa. Molti l’hanno stroncato: troppo lungo, non lineare, forse presuntuoso, snob. Altri invece lo amano alla follia: geniale, ipnotico, sorprendente, innovativo…

Una sola visione – di sicuro – non può bastare.

La simbologia, sparsa ovunque come sale per non far attecchire la neve, sembra quasi un film a sé. I due binari però, spesso e volentieri, divergono e disorientano. I veri ballerini sono gli spettatori, fermi sulle poltrone del cinema ma intenti a fare piroette mentali.

Gli uncini argentati delle streghe, mezzelune metalliche con cui vengono tormentate le vittime, sono il mezzo per penetrare un mondo che in genere vede vittime le donne. Le creature magiche e sospiranti di Guadagnino, al contrario di quelle del maestro Dario Argento, hanno sicuramente più spessore: sono disumane e proprio per questo, in loro, si vede ciò che una persona può abbandonare, creare e trasformare, al proprio interno e nel mondo.

Nel Suspiria del 1977 l’iris – fiore in genere di colore blu/viola – viene nominato e mostrato. Guadagnino lo evoca, facendolo diventare una stanza dove provare i passi. L’iris è un fiore associato al numero 3 (come le 3 grandi madri) e a una moltitudine di altre cose, tra cui la verità. Il suo nome deriva dal greco e vuol dire arcobaleno: proprio come la macchia iridescente che molesta la protagonista del film.

Bellissimo il rapporto tra Susie e Madame Blanc! Bellissimi i loro sguardi, sempre pronti a incontrarsi, a danzare, in un gioco di verità nascoste e non tanto di bugie. La voglia di Madame Blanc di salvare Susie non è pietà ma amore. Le streghe di Guadagnino uccidono, si fanno temere, soggiogano e – a loro modo – amano.

Strabilianti per gli occhi e la memoria due sequenze in particolare: quella del balletto e quella dell’ormai famoso sabba.

Nel balletto, tutte le danzatrici, indossano nudità e fili rosso sangue. Sangue che parte dall’alto e cade verso il basso… e viceversa. Quei fili – forse – sono pronti a spezzarsi, lasciando così libera la verità e quelle marionette gestite da Madame Blanc…

La scena del sabba – quasi perfetta – è un trionfo di corpi, di passi, di azioni. Tutto è posizionato perfettamente, in un quadro suggestivo e palpitante. Peccato che questo meraviglioso dipinto sia stato deturpato da alcuni fotogrammi di troppo: la sequenza di streghe che svela la propria preferenza tra Madame Blanc ed Helena Markos.

Dakota Johnson è passata dalle sfumature del grigio a tinte sicuramente più rassicuranti: almeno per la sua carriera di attrice. Molto meglio vederla sospirare come strega che come amante di Mister Grey. Tilda Swinton – attrice che non ha bisogno di presentazioni – con il suo pallore e lo sguardo algido, per alcuni istanti, sembra una nuova incarnazione di Orlando: la vera magia è lei.

Suspiria 2018, diviso in sei atti più un epilogo (a mio avviso inutile), risulta impeccabile. Ma ciò che non rimane, forse, è il senso della purezza che diventa peccato e del peccato che diviene umanità.

RainbowPop

2 pensieri riguardo “Suspiria di Luca Guadagnino? Impeccabile, anche troppo!

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *