Like A Prayer, il singolo di Madonna che scandalizzò l’America compie 30 anni!



Trent’anni fa – era il 3 marzo 1989, anche se per molti di noi potrebbe sembrare ieri – la regista Mary Lambert collaborò un’ultima volta con Madonna. Le due avevano già lavorato assieme per alcuni – iconici! – videoclip: Bordeline, Material Girl, Like A Virgin e La Isla Bonita. Le immagini della popstar, immortalata dalla sapiente regia della Lambert, fanno ancora sognare molti fan. Eppure Like A Prayer, omonimo singolo di uno degli album più gettonati di Madge, riuscì a sconvolgere pubblico, critica e opinione pubblica… perché?

Il cambio d’immagine – da bionda a mora, da femme fatale a donna malinconica e romantica – di certo contribuì non poco ad accendere la fantasia degli amanti della musica pop. Il singolo, forte e d’impatto, fece sognare, entrando nel cuore di molti senza nessuno sforzo. Le note di Like A Prayer penetrano ancora – con gioia – la coscienza di chi vuole farsi sconvolgere, per pochi minuti, da una semplice canzone.

Ma la scintilla, la vera origine del successo di Like A Prayer, fu il videoclip che segnò la fine della collaborazione Madonna – Mary Lambert. La cantante, dopo aver stipulato un contratto pubblicitario (milionario!) con la società Pepsi, si ritrovò nell’occhio del ciclone: il video del suo nuovo singolo venne ritenuto offensivo e oltraggioso. Gruppi cattolici e religiosi, l’America conservatrice… tutti erano contro Madonna. La Pepsi – per non compromettere la propria immagine – decise di interrompere ogni rapporto con la diva italoamericana

Cos’aveva di tanto sconcertante Like A Prayer?

La storia – primo e vero punto di rottura tra il vecchio pubblico e i nuovi fan di Miss Ciccone – vede Madonna immergersi in un sogno dove la donna non è più vittima ma un essere capace di salvare un uomo, un afroamericano.

Vestito lungo e scuro, capelli corvini, sguardo languido: Madonna corre, inseguita da qualcuno, e giunge in una chiesa. Qui, dietro alla sbarre di un altare, c’è la statua di un santo… nero come l’uomo che – pochi istanti prima – è stato arrestato per una violenza di cui non ha colpa. La statua prende vita e, dopo un bacio e alcune tenerezze, mostra alla cantante cosa è veramente successo al ragazzo accusato – ingiustamente – dalla polizia. Un meraviglioso coro gospel accompagna Madonna, in un crescendo di musica e immagini (forse) oniriche. Croci infuocate – chiaro riferimento al famigerato Ku Klux Klan – danno luce allo sguardo di Madonna e alla sua voglia di giustizia. La chiesa, il coro gospel, la vittima dell’abuso, i poliziotti, il giovane afroamericano che interpreta il santo e il finto colpevole: tutto e tutti fanno parte di una mistificazione, di un incubo purtroppo vero, della ricerca di una verità spesso scomoda.

Trent’anni dopo Like A Prayer è ancora attuale e palpitante. Madonna diede voce – con l’aiuto di Mary Lambert e Patrick Leonard, coautore del singolo – a chi dovrebbe avere rispetto e troppo spesso, invece, deve scendere in piazza a gridare per qualcosa di scontato. Per la società dell’epoca – e anche per quella odierna – un santo può essere diverso ma mai ricordarci la diversità, un bacio può essere casto ma mai intaccare un tabù, un uomo può essere libero ma mai abbastanza. Madonna lo sapeva allora e sicuramente lo sa anche adesso. Sarebbe bello vederla – finalmente e nuovamente – recitare in un videoclip firmato da Mary Lambert, in una storia in grado di dare nuova linfa alla sua immensa fama.

RainbowPop

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