Chi ha paura dell’HIV? Tre sieropositivi rispondono


Cosa vuol dire essere sieropositivi al giorno d’oggi, nel 2019? Nelle ultime settimane i mass media hanno riportato fatti a dir poco sgradevoli, mettendo in luce l’ignoranza – ancora sovrana – che circonda l’argomento HIV. Una docente, durante l’esame di maturità in corso in un liceo romano, ha voluto esternare il suo pensiero: l’AIDS è sinonimo di omosessuale. A Bitonto, all’inizio di luglio, 13 sieropositivi sono stati allontanati da una struttura balneare… il motivo? La paura del contagio, dimostrazione di quanto la disinformazione sia ancora presente nella nostra cara penisola. Sulla scia di questi fatti ho voluto intervistare 3 uomini sieropositivi. Le risposte che andrete a leggere non sono state in alcun modo edulcorate. Potranno piacervi o non piacervi, ma sono la testimonianza di come ci si senta nello scoprirsi sieropositivi. Coraggio, paura, dolore, amore, solitudine, speranza: emozioni e sfumature che appartengono ad ogni essere umano. Chi sa di essere positivo all’HIV e segue una terapia non può contagiare nessuno. Chi è consapevole della propria esistenza può, un passo alla volta, cambiare in meglio l’esistenza di chiunque. E – giustamente – tuffarsi e fare il bagno dove meglio crede. Non contagerà nessuno, nemmeno gli ignoranti. E una vacanza, dalle parole spesso ingrate del mondo, la meritiamo tutti.



Fernando, Gianluca e Guido abitano in Lombardia e hanno – più o meno – 40 anni… I nomi degli intervistati – a tutela della loro privacy – sono stati modificati.

RainbowPop:

Da quanto tempo sei sieropositivo?

Fernando – Da 5 mesi.

Gianluca – Settembre 2011.

Guido– Lo sono da 12 anni.

Qual è stata la tua prima reazione dopo aver scoperto di essere sieropositivo?

Fernando – Appena ho eseguito il test rapido non ho voluto crederci, perché in passato mi era stato comunicato un medesimo esito ed ero risultato un falso positivo. Poi, nel giro di qualche secondo, ho avuto il terrore che anche mio marito lo fosse e magari a causa mia.

Gianluca – Molta confusione… da parte mia molta ignoranza sull’argomento e quindi anche capire come muoversi è stata un’impresa.

Guido – La mia prima reazione è stata molto fatalista: “Ecco, prima o poi doveva succedere”. Perché ho sempre pensato che certe cose non possono succedere solo “agli altri”. Di fondo, non usare protezioni durante il sesso PER TIMORE di non piacere agli altri, può portare ad una eccessiva disinvoltura nel farlo. Diventa, infine, come il pane a tavola.

Com’è cambiata la tua vita, il tuo quotidiano?

Fernando – In realtà non è cambiato nulla… devo solo ricordarmi di prendere regolarmente la terapia, per il resto niente è cambiato.

Gianluca – Sicuramente non è migliorata, questa condizione non ha fatto altro che aumentare paure e insicurezze.

Guido – Nulla è cambiato nella mia vita, se non dover andare periodicamente a fare gli esami del sangue, le visite e prendere quotidianamente la mia terapia.

Il tuo rapporto con il sesso è cambiato?

Fernando – Qui tocchiamo un punto debole! Il mio primo timore è stato quello di non riuscire più a soddisfare uno dei bisogni primari dell’essere umano, per la paura di un blocco psicologico… ero diventato il “lupo cattivo nel bosco” che ho sempre temuto d’incontrare… Mi vergogno un po’ a dirlo ma era pura ignoranza. La paura dell’HIV aveva paralizzato anche il mio bisogno di apprendere e, fermo all’immagine anni 80 dell’alone viola, non mi sono mai ben documentato sull’evoluzione della terapia (tanto non era una cosa che potesse interessarmi da vicino). Non sapevo che un sieropositivo in terapia è più sicuro di una persona che si dichiara sieronegativa. Ora il sesso lo vivo anche meglio di prima, con una consapevolezza diversa e più matura.

Gianluca – Pur essendo consapevole che in terapia il rischio di contagio è nullo ho sempre molta paura, soprattutto del giudizio negativo degli altri.

Guido – Il mio rapporto con il sesso non è cambiato. Gli uomini mi piacevano prima e mi sono piaciuti poi! Ciò che doveva cambiare in me fa parte del cammino – di chiunque altro – nella crescita personale. Il sesso fa parte del rapporto di coppia ma può essere anche un gioco.

Qualche settimana fa, in un liceo romano, una docente ha detto ad un maturando che l’AIDS si contrae avendo rapporti omo… ti andrebbe di dire due parole a questa insegnante?

Fernando – Ovviamente l’indignazione è stata la prima reazione. Ma, come ho detto prima, anch’io sono stato portatore di pregiudizi. È proprio l’ignoranza la brutta bestia da combattere (anche se in alcuni casi, come questo dell’insegnante, si rasenta la disperazione). La nostra generazione è per la maggior parte “bruciata” dagli stigmi nati negli anni ottanta e difficilmente può essere “riprogrammata”… Nella fascia di popolazione più giovane, invece, c’è l’ignoranza più elementare perché non si parla più di HIV. Si pensa che il problema sia in via di estinzione, ma in realtà si sta registrando un aumento delle infezioni proprio per questo motivo. Se si entrasse con maggior frequenza nelle scuole – a far prevenzione, a parlare di HIV ed AIDS – docenti che fanno affermazioni del genere tra 30 anni non esisterebbero più.

Gianluca – Cara docente, purtroppo ancora oggi questa “malattia” si contrae perché ci sono troppi UNTORI, persone (omo ed etero) che non si curano.

Guido – Un toccasana potrebbe essere sdrammatizzare con intelligenza o autoironia… facendo scendere dal piedistallo quel docente che ha detto ai suoi studenti che l’HIV si prende coi rapporti omosessuali. Ebbene, da gay posso dire che ognuno può pensare quello che vuole. Ma chi fa disinformazione non ha poi il diritto di pronunciarsi. A me fa male quando paragonano il gay all’AIDS. Ma non perché io sia sieropositivo, bensì perché se ne fa, come sempre accade, una forma di selezione sociale. Premetto che ho avuto rapporti anche con uomini sposati e che, all’occhio pubblico, risultano “normali”.

La terapia agisce sul corpo, ma spesso e volentieri diventare sieropositivi vuol dire anche altro: depressione, sensi di colpa… qual è la tua pillola per l’anima? :

Fernando – Mi ritengo molto fortunato, quando ho appreso la notizia mio marito – in primis – e alcuni miei amici si sono stretti attorno a me per sostenermi. Senza di loro probabilmente non sarei riuscito ad affrontare questa cosa con serenità.

Gianluca – In questa condizione è aumentata la voglia d’amare e di essere amato, la ricerca di un compagno è più forte che mai.

Guido – La mia terapia è del tutto innocua secondo il medico che mi segue e, cosa da non sottovalutare, mantiene negativo il valore della viremia. Questa situazione è sotto controllo da oltre un decennio. La mia “pillola” personale, invece, è il continuare a vivere senza prendere questo stato di salute come un handicap. Anche nello specifico dell’equilibrio sessuale, ripeto, continuo a fare ciò che – né più né meno – dovrebbero fare tutti quanti.


Prova a dare un consiglio a chi – oggi o domani – potrebbe scoprire di essere sieropositivo…

Fernando – I primi sentimenti sono legati alla paura e alla rabbia, desiderio di capire come questo sia stato possibile e di individuare il “colpevole”. Ho capito da solo che non esistono colpe, né di altri né tantomeno proprie… Se ci siamo infettati è perché, forse, siamo stati poco attenti o perché la mancanza di consapevolezza ci ha fatto mettere la testa sotto la sabbia… È normale affrontare queste fasi (magari con un sostegno psicologico, a me è stato utilissimo) ma non facciamole durare troppo, perché una volta superate si guarda alla propria vita con occhi nuovi e si prova una serenità simile a quella di un esploratore che, dopo aver faticato e sudato, si siede ad ammirare il panorama. Solo superando questo enorme scoglio si può aiutare l’altro e di conseguenza noi stessi. La vita non cambia, anzi, forse per alcuni versi migliora. Al giorno d’oggi fare regolarmente il test e usare il preservativo sono le uniche strategie per eradicare il virus che per anni ha fatto vittime sia nel corpo che nell’anima.

Gianluca – Non mi sento in grado di dare nessun tipo di consiglio. Stupidamente il mio sogno erotico è sempre stato quello di passare un periodo in carcere ed oggi che mi sono condannato all’ergastolo non lo trovo più così eccitante. Vorrei che i contagi diminuissero e mi auspico fortemente che a breve si possa trovare una cura.

Guido – Un consiglio che potrei dare a chi si è appena scoperto sieropositivo? La vita va comunque avanti. E non credo di essere stato l’unico fortunato finora ad essere amato da familiari e amici in quanto gay e sieropositivo e a trovare anche – e soprattutto – un sereno rapporto di coppia in una relazione stabile con colui (sieronegativo) che è il mio compagno di vita.

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