Milano è tutta Rainbow: un Pride da 250 mila colori


Sorrisi, sguardi, risate, pensieri, voci, canzoni, cori, colori… e cascate di arcobaleni in grado di riunire – sotto un unico cielo – ben 250 mila persone. Il 30 giugno Milano è stata presa d’assalto – pacificamente, come sempre – per il Gay Pride.

Un bracciale rainbow, il mio compagno e molti amici: sono pronto. Guardo i carri, le drag, i cartelloni ironici, la gente, le coppie, le famiglie arcobaleno. Osservo, scruto, mi emoziono, sorrido, rido e cerco di non perdere nessun particolare.

Un uomo visibilmente alticcio, durante il corteo, rivolge la parola ad una mia cara amica. Sembra essere simpatico, curioso, divertito… poi, più puntuale di una guardia svizzera, arriva la frase infelice e a tinte omofobe.

Nessun insulto, nessuna minaccia, solo poche parole sprezzanti. Durante il Pride qualcuno distribuisce volantini a tematica religiosa. Un gruppo LGBT credente? No, un’unica unità – forse – piena di speranze: convertire le pecorelle smarrite.

 

Paradosso: siamo lì a sfilare per essere visibili, siamo in festa per essere ricordati, eppure i colori rainbow vengono silenziosamente sporcati da minuscoli nei. Nulla di importante, piccole cose. Ma è per queste cose – che ne nascondono altre molto più grandi – che vale sempre la pena partecipare, camminare assieme, con amici e sconosciuti, con parenti e colleghi. Il prossimo anno cercherò di coinvolgere le persone che mi circondano, amo e stimo, e non hanno ancora provato la gioia di vedere quanto “il nostro arcobaleno” sia in grado di splendere e illuminare le vie di una città.

 RainbowPop

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